L’ Aquila – Ex Monastero di Santa Caterina da Siena

Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche Lazio-Abruzzo-Sardegna
Sede Coordinata L’Aquila
Appalto integrato per il consolidamento ed il recupero dell’Ex Convento di Santa Caterina da Siena
Anno:
2016
Progetto definitivo secondo classificato
PROGETTO DI RESTAURO e CONSOLIDAMENTO
Ing. Michele Cappiello
in RTP con
Apollodoro Studi e Ricerche SRL
Arch. Luigi Scaramuzzino
Ing. Salvatore Santanoceto
Ing. Antonio Barreca
Ing. Arch. Annamaria Buonavoglia
Ing. Alessandro Tranquillino Minerva
Arch. Michele Mundo
Arch. Giovanna Loglisci

Il 2 febbraio del 1703, giorno della Candelora, dopo una estenuante serie sismica che aveva già seminato distruzione nell’alta valle dell’Aterno ed in tutta la provincia, un terremoto distruttivo si abbatté sulla città dell’Aquila. Si stima che abbia avuto una magnitudo di 6,7 causando devastazioni del X grado della Scala Mercalli. L’Aquila venne praticamente rasa al suolo, con danni gravissimi per quel che riguarda il patrimonio artistico e architettonico, e le vittime furono oltre 6.000. Alla distruzione seguì una ricostruzione che portò a L’Aquila il nuovo gusto barocco delle Chiese e dei Palazzi nobili ma, assieme, portò nelle riparazioni e nelle nuove edificazioni, un rinnovamento delle soluzioni tecniche e nell’uso dei materiali che oggi, alla luce dei più recenti e attenti studi, appaiono frutto di una sapienza ed esperienza costruttiva capace di delineare il limite fra la regola dell’arte ed il cattivo costruire. Lo studio sistematico delle tecniche antisismiche pre-moderne, in una parabola che va dagli studi pionieristici del compianto Antonino Giuffrè fino agli studi recenti di Giovanni Cangi sulla muratura Aquilana, consente di saper indagare e spiegare le ragioni del buon comportamento sismico di alcuni edifici storici e di saper intervenire preservando ed imitando quel buon costruire, quando ha dato buona prova di sé.
Il complesso di Santa Caterina rientra fra gli edifici della ricostruzione settecentesca a seguito dell’evento del 1703 e mostra nelle sue murature le tracce di quel rinnovamento del patrimonio di tecniche antisismiche proprio di quella ricostruzione. Dai cantonali in pietra concia ai radiciamenti lignei, dalle mensole con bolzone delle capriate alla conformazione a scarpa delle murature strapiombate, l’edificio oggi rappresenta un modello dal vero dell’efficacia di quelle soluzioni.

Il terremoto dell’Aquila del 2009 ha avuto un’ intensità pari a 5,9 della scala Richter e 6,3 magnitudo momento (Mw). In termini di scala Mercalli di misurazione dei danni, è stata nell’ordine dell’VIII/IX grado. E’ il primo evento sismico all’Aquila di intensità almeno paragonabile a quello sperimentato nel 1703. La città mostra i segni violenti delle offese del sisma ma allo stesso tempo indica palesemente, assieme ai danni, le soluzioni che hanno funzionato. Il terremoto del 2009 ha avuto intensità paragonabile a quanto prescrivono le attuali NTC, per il sito in esame, per uno Stato Limite di Salvaguardia della Vita. Le prestazioni richieste agli edifici per tali intensità prescrivono l’assenza di crolli prematuri ed una capacità residua sotto i carichi gravitazionali sufficiente a consentire l’esodo delle persone e a salvare le vite umane, anche a fronte di un diffuso quadro di danno che può comportare la perdita totale del valore economico dell’edificio. L’osservazione attuale del complesso di Santa Caterina a l’Aquila mostra un diffuso e sistematico quadro di danno spesso causato da azioni di taglio nel piano delle murature che è testimonianza di una capacità dell’edificio di orientare le azioni orizzontali secondo le murature parallele all’azione sismica. E’un comportamento efficace. Risultano localizzati i danni per meccanismi di primo modo e la perdita di equilibrio di porzioni della costruzione è isolata alla muratura ed un cantonale su via Cembalo di Colantoni ed ad un timpano di copertura. Con questo non si vuole plaudire ad un devastante quadro di distruzione ma si vuole affermare il principio, caro ad Antonino Giuffrè, che, assieme all’analisi delle vulnerabilità e dei danni, bisogna sapersi spiegare le ragioni dei meccanismi resistenti efficaci e che rappresentano un’intrinseca risorsa del fabbricato. Queste considerazioni servono a ricordare che, primariamente, una modellazione strutturale credibile deve sapere spiegare le ragioni di quanto osservato e rilevato. Se non calibrata sul quadro di danno rilevato, sarà poco affidabile anche nella previsione dell’efficacia degli interventi di consolidamento.

Questo studio mira alla ottimizzazione degli interventi di consolidamento ed alla calibrazione di modelli di verifica capaci di descrivere in termini concreti le reali vulnerabilità dell’edificio al fine di valutare correttamente il miglioramento degli indicatori di rischio sismico conseguiti con il progetto che si propone. Nelle valutazioni che seguono si ritengono acquisiti i contenuti del progetto definitivo a base di gara, del quale si condivide l’impostazione generale, pur con i limiti che di seguito si cercherà di superare. In particolare si ritiene, con le eccezioni appresso descritte, sufficientemente accurata la documentazione fornita in merito alla caratterizzazione dei materiali, alle tecniche costruttive rilevate in opera, mentre si svolgeranno approfondimenti in merito alle analisi dello stato di danno ed alla adeguatezza dei modelli di verifica. Nello studio che segue si eviteranno confronti diretti fra i risultati conseguiti e gli omologhi risultati contenuti nel progetto a base di gara (che spettano ove ritenuto necessario al lettore) poiché l’obiettivo non è mettere in discussione l’accuratezza delle analisi già svolte ma provare a costruire un ragionamento coerente e condivisibile con lo scopo di determinare in maniera più obiettiva possibile le reali vulnerabilità e potenzialità dell’edificio e del sistema di consolidamenti proposto.

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