Restauro della Cattedrale della Madonna SS. Assunta di Irsina

Anno:
2014
Progetto
Arcidiocesi di Matera Irsina  – Appalto integrato per la Progettazione esecutiva e realizzazione dei “Lavori di di restauro e recupero della Cattedrale della Madonna SS. Assunta di Irsina (MT)”
RTP:
Apolloodoro Studi e ricerche S.r.l. ing. Michele Cappiello, arch. Antonio Graziadei, arch. Gerardo Sassano, ing. Michele Scioscia, arch. Olinda Ferrieri Caputi, Arch. Raffaella Nardiello, Arch. Patrizia Semeraro, Ing. Colafiglio Maria Maddalena, Ing. Angelo Daraio

progetto secondo classificato

Antichissime sono le origini della La Cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta che fu distrutta, come d’altronde tutto l’antico centro abitato di Irsina, nel 988 dai Saraceni, e ricostruita dal principe Giovanni di Salerno.

La sua esistenza è già documentata da una bolla di Callisto II del 1123 e 1133 fu ricostruita ed ampliata dopo un ulteriore saccheggio. L’attuale edificio risale alla fine del XVIII secolo, quando fu riedificato per poi essere riconsacrato dal Vescovo Mons. Lupoli il 26 settembre 1802. La facciata, realizzata con laterizi locali in stile barocco napoletano, presenta pregevoli decorazioni nel portale e richiama l’impianto interno a croce latina con tre navate divise da enormi pilastri, finemente stuccati, terminanti con absidi; il transetto ha cupola centrale.

Posta sul limitare di una scarpata, nella parte posteriore ha l’aspetto di una fortezza e forma un unico corpo con le antiche mura di cinta della città.

Unico elemento superstite dell’antica costruzione è la cripta, alla quale si accede  da due piccole porte ai due lati del transetto che immettono a due imponenti e simmetriche scalinate dall’emozionante impatto visivo.

L’elemento più antico del prospetto è il campanile, nel quale convivono il romanico per la parte inferiore ed il gusto tardo gotico per la parte superiore, riconoscibile nelle eleganti bifore, decorate con rose sorrette da colonnine e capitelli, e negli archetti pensili.

Il tema progettuale ha posto, in via preliminare, il problema dell’acquisizione e analisi sistematica di elementi di conoscenza riguardanti la geometria, i materiali e lo stato di conservazione del Monumento. Le strategia per l’acquisizione degli elementi di conoscenza hanno dovuto tenere conto delle difficoltà di accesso diretto alle superfici esterne e la conseguente necessità di adoperare metodi indiretti di rilievo ed indagine.

Tutta la porzione absidale della Chiesa risulta costruita a strapiombo su un costone di conglomerati. Il corpo dell’abside mostra i segni di stratificazioni secolari a cominciare dall’epoca romana fino alle ultime trasformazioni del XVII secolo.

Per una analisi mirata delle cause dei dissesti ed una conseguente programmazione efficace degli interventi, si è proceduto ad un rilievo strumentale realizzato con stazione totale laser Kolida KTS 442R con sistema di acquisizione “reflectorless” (8 stazioni per 1324 punti battuti), integrato con un modello tridimensionale a nuvola di punti RGB (1.004.608 vertici) realizzato mediante tecnologia “reality capture”

La collimazione tra la point-cloud così prodotta e il rilievo laser è avvenuta grazie all’uso di target riconoscibili nelle riprese fotografiche e posizionati nello spazio dall’acquisizione mediante stazione totale.

Il modello digitale con la mappatura fotografica ha consentito di accertare, ad esempio, l’esistenza di zone di crollo nella zona sommitale, catalogare le tipologie di murature esistenti, effettuare una mappatura dei degradi e programmare una campagna mirata di indagini dirette.

Particolare attenzione è stata posta allo studio delle anomalie e della interazione fra le fondazioni ed il terreno di sedime della porzione absidale sullo strapiombo.

La preliminare scomposizione dell’edificio in macroelementi a funzionamento autonomo ha consentito di procedere allo studio delle vulnerabilità dell’edificio attraverso analisi cinematiche lineari e non lineari che sono risultate particolarmente aderenti alla realtà individuando le ragioni anche di quadri fessurativi vetusti rilevati, causati da deficienze costruttiva originarie. Hanno trovato giustificazione, inoltre, alcuni interventi di riparazione e trasformazione dell’edificio eseguiti già in epoca storica per porvi rimedio. Il metodo risulta in sintonia filologica con gli obiettivi del restauro, consentendo di utilizzare gli stessi metodi e cercare le stesse ragioni strutturali che hanno mosso il costruttore originario nell’ operare le sue scelte costruttive [1]. Lo studio dell’equilibrio con i metodi cinematici segue il percorso dei carichi in fondazione attraverso la costruzione delle curve delle pressioni, consentendo, in ogni sezione, l’esecuzione di semplici verifiche che tengano conto, punto per punto, anche delle variazioni locali di materiale, vincolo, danneggiamento ecc.

Con riferimento alla risposta trasversale della chiesa, ad esempio, confrontando il dato geometrico rilevato con le risultanze dei calcoli svolti emerge una estrema consapevolezza del costruttore originario che, ormai alla fine del ‘700, doveva avere conoscenza degli studi sull’equilibrio delle volte e degli archi, che furono messi a punto e che si diffondevano in Europa (De la Hire – 1712, De Belidor -1729), fino al trattato di Lorenzo Mascheroni del 1785 che testimonia la diffusione in Italia delle teorie sviluppato oltralpe.

Il corpo delle navate della chiesa è caratterizzato da una scansione di membrature murarie continue ingegnosamente concepito a controvento della chiesa nel piano trasversale, che di sovente rappresenta la direzione di minore resistenza sismica. Nel corso dei rilievi svolti si è avuto modo di misurare una inclinazione a scarpa dei pilastri in muratura (verso la navata laterale) di circa 10 cm sull’intera altezza dei piloni. Il basamento degli stessi (in pietra da taglio) realizza, ad una quota di circa 120 cm, un ulteriore allargamento della sezione che centra ulteriormente alla base il carico agente.

Il progetto di consolidamento ha privilegiato soluzioni a ridotta invasività ed alta reversibilità specificatamente studiati per la risoluzione delle precipue criticità e singolarità costruttive rilevate nelle strutture della Cattedrale.


[1] Eugène Viollet-le-Duc – Dictionnaire raisonné de l’architecture française du XIe au XVIe siècle: “Restaurare un edificio non significa curarne la manutenzione, ripararlo o rifarlo; significa restituirlo a una condizione complessiva che non può non essere mai esistita in un determinato momento”
Share

Informativa Privacy

Questo sito o gli strumenti di terze parti in esso integrati trattano dati personali (es. dati di navigazione o indirizzi IP) e fanno uso di cookie o altri identificatori necessari per il funzionamento e per il raggiungimento delle finalità descritte nella cookie policy.